Sab. Ott 24th, 2020

È il 25 di agosto e ad Isola Capo Rizzuto, Crotone, è l’inizio di una giornata che si prevede calda e assolata, per molti probabilmente una delle ultime giornate di ferie, per altri invece, la solida splendida monotonia delle coste calabre.

Succede che su quella spiaggia, popolata dai soliti mattinieri, si palesa una barca di fortuna, un piccolo veliero sovraffollato con a bordo 56 migranti, sono Curdi e Siriani, scappati da quella guerra della quale la stessa Italia ha le mani sporche di sangue.

I bagnanti presenti sulle coste, senza esitare, prendono pedalò e zattere di fortuna, “ci sono vite da salvare” qualcuno probabilmente esclama, così, senza pensarci si gettano in mare e soccorrono i malcapitati che nel frattempo si erano gettati in mare, viste le assai precarie condizioni dell’imbarcazione.

Portano a riva 11 bambini, 39 uomini e 6 donne, aprono borse cariche di cibo, succhi di frutta e acqua fresca, danno da bere ai tanti che versava in condizione di disidratazione.

Il cibo non è moltissimo ma viene spezzato, donato interamente ai malcapitati, vanno nutriti, i bambini, le donne e gli uomini sono affamati, non mangiano da giorni.

Mentre qualche coniglio restio ai processi si fa chiamare Capitano e va nelle terre che fino a qualche mese fa denigrava e insultava, c’è un’Italia che da speranza, bella e solidale, c’è un Italia definita terrona che spezza il pane e lo da agli affamati, c’è un’Italia che non è ricca, non ha lavoro ma insegna da sempre l’arte del condividere.

È un’Italia meravigliosa, fatta da calabresi, lombardi, emiliani, toscani, umbri, sardi e chi più ne ha più ne metta, è un’Italia che va raccontata ai bambini, un paese che si schiera contro i modelli Minniti-Salvini, un paese che non salva 56 migranti, salva il proprio futuro, donadogli speranza.

Grazie Calabria. Grazie “Terroni”.

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